Posts Tagged ‘Veltroni’

E ora opposizione dura

Dal blog Voglio Scendere

 

Commento delle ore 19, in base alle proiezioni sul campione di dati reali (ma non sul totale dei dati reali).Berlusconi torna al governo per la terza volta, con un’ampia maggioranza alla Camera e una buona maggioranza al Senato. Ha stravinto le elezioni, neutralizzando addirittura la minaccia Storace-Santanchè (che pure gli han levato più di 2 punti). In 14 anni ha cambiato, anzi sfigurato l’Italia a sua immagine e somiglianza: al punto da farle digerire addirittura la beatificazione di un mafioso sanguinario come Vittorio Mangano. Veltroni è stato sconfitto. Può consolarsi con qualche punticino in più della somma Ds-Margherita (peraltro rubato non al centrodestra, ma alla Sinistra Arcobaleno, a rischio estinzione): ma non giocava per partecipare, giocava per vincere. E ha perso. Scontenti e grillini ortodossi hanno rimpinguato le truppe astensioniste, salite di altri 3 punti. I veri vincitori sono i partiti che parlano chiaro e picchiano duro: Lega Nord e Italia dei Valori. Bossi e Di Pietro si sa da che parte stanno e cosa vogliono (guardacaso, le forze politiche più apertamentecontrarie all’indulto Mastella-Previti). 

Lo stesso Cavaliere ha attaccato senza pudore i “comunisti”, mentre Uòlter ha balbettato e, quanto al suo avversario, non l’ha mai nominato (se non una volta, per sbaglio, chiedendo subito scusa). In tutto il mondo le campagne elettorali si fanno all’attacco. Anche nella tanto decantata America. Ottima l’idea veltroniana di partire soft, annunciando il programma e la “novità” del Pd ed evitando di avvitarsi nel gorgo delle dichiarazioni e delle smentite incorporate berlusconiane. Ma questo solo nella prima fase della campagna elettorale: nella seconda, occorreva attaccare. Invece la seconda fase non c’è stata. E anzi s’è provveduto a zittire Di Pietro che tentava di sopperire all’enorme deficit di parole chiare e nette su giustizia, conflitto d’interessi, televisioni. Berlusconi ha “demonizzato” il Pd raccontando balle, mentre il Pd ha rinunciato a “demonizzare” Berlusconi raccontando la verità. Almeno nessuno verrà più a raccontarci che la demonizzazione non paga, soprattutto quando ci si trova di fronte il demonio. Infatti il Pd non ha sfondato, non riuscendo a togliere dalla testa degli elettori l’ombra del “Veltrusconi”, cioè dell’inciucio in caso di pareggio, vivamente caldeggiato dal Vaticano e dai giornali confindustriali. E alla fine s’è ridotto pateticamente a protestare con l’Authority per il trattamento subìto dalle tv: lacrime di coccodrillo, bisognava pensarci prima, anziché cincischiare su antitrust e conflitto d’interessi. 

Anche Casini, rimasto a metà del guado, è arretrato e al Senato è ufficialmente estinto (a parte 3 senatori, uno dei quali sarà Totò Cuffaro, allegria!). Poi ci sono gli errori, tipo la sostituzione di Rita Borsellino con una grande esperta in fiaschi e in inciuci come Anna Finocchiaro senza passare per le primarie: risultato, l’ennesimo tracollo siciliano, col centrosinistra molto indietro rispetto ai voti raccolti due anni fa dalla sorella del giudice antimafia. Sconfitti anche i tromboni del Corrierone e del Riformista, i Sergiromano, i Panebianchi, i Gallidellaloggia, e, nel loro piccolo, i Polito e i Caldarola, quelli che suggerivano a Uòlter di “non demonizzare” il Cavaliere, cioè di non chiamarlo col suo nome, e anzi di mettersi d’accordo con lui per un bel “governo insieme”, o almeno per le “riforme insieme”, e ovviamente di scaricare Di Pietro (magari per imbarcare qualche salma craxiana). Senza Di Pietro, oggi, il Pd sarebbe alla catastrofe. Con Di Pietro, almeno, si spera in un’opposizione durissima al governo Berlusconi III prossimo venturo. Anzi, al nuovo regime

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Il Financial Times sulle elzioni in Italia

Se nei giorni scorsi il Financial Times aveva ospitato l’opinione di Wolfgang Munchau che riusciva a leggere note di ottimismo dallo scioglimento delle Camere, il quotidiano finanziario della City ritorna con un altro editoriale sul tema con posizioni più taglienti: la scena politica italiana viene definita “un’opera buffa che lascia poche ragioni per ritenere che il declino italiano venga arrestato” e la tesi ripresa sin dal titolo è che “l’Italia non può permettersi questo nuovo scompiglio politico”.

Le colpe per questa inopportuna crisi di governo vengono equamente divise tra i protagonisti: da una parte la coalizione al governo che “ha continuamente litigato nelle peggiori tradizioni della politica italiana”, dall’altra “l’ancora più fosco spettacolo offerto dalla coalizione di centrodestra dove, quattordici anni dopo essere divenuto per la prima volta presidente del consiglio, Berlusconi continua ad apparire come un uomo la cui unica ragione per essere in politica è proteggere se stesso dai giudici e i suoi interessi nei media dalla concorrenza”.

Il Financial Times si lascia anche andare ad una dichiarazione di voto, la prima di questa campagna elettorale: “è difficile comprendere come gli italiani che riflettono, cioè quelli che si preoccupano delle prospettive del proprio paese più che delle possibilità di evasione fiscale, possano garantirgli un terzo mandato”.

Detto ciò rimane il fatto che secondo FT la sfida tra Berlusconi e Veltroni è “scoraggiante”: “il compito per i due contendenti è conciliare le differenze tra gli alleati ed offrire nuovi, concisi programmi che indirizzino i problemi strutturali dell’economia italiana”. Spesso, fa notare l’editoriale, “i leader politici italiani offrono vaghi manifesti elettorali che elencano i diversi desideri di tutti gli alleati. Questa volta, i due contendenti sono chiamati a presentare all’elettorato promesse concrete e realizzabili”.

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Veltroni ci ripensa

Dopo lo scalpore creato per l’esclusione di Beppe Lumia, Veltroni capisce di aver fatto il passo più veloce della gamba e ci ripensa.

Lumia torna in pista

Il vicepresidente della commissione nazionale antimafia verrà candidato come capolista del Pd al Senato in Sicilia. A fargli posto sarà Ignazio Marino. La conferma è di Walter Veltroni: “Sono convinto che contro la mafia sia indispensabile schierare e spendere tutte le migliori energie della società e delle istituzioni

PALERMO – Beppe Lumia guiderà la lista del Pd al Senato in Sicilia. L’annuncio, confermato dallo stesso interessato a Telecolor nel tg delle 13.30, è del segretario Walter Veltroni, spiegando che la ricandidatura è stata possibile grazie alla rinuncia di Ignazio Marino alla doppia candidatura, nell’isola e nel Lazio.
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