Posts Tagged ‘Travaglio’

Silenzio, ascoltate….niente?? E’ tornato il regime.

Aspettando un altro editto bulgaro

 

La puntata di Annozero dedicata alla raccolta di firme per i tre referendum per una libera informazione organizzata da Beppe Grillo il 25 aprile, sarà esaminata nei prossimi giorni dall’Agcom. Lo ha annunciato il presidente Antonio Calabrò dopo una seria di  polemiche e commenti su quanto accaduto giovedì 1 maggio su Raidue.

Michele Santoro aveva proposto stralci dell’intervento del comico fatto a Torino per il suo secondo Vaffa-Day:  sotto accusa le parti in cui Grillo ha attaccato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il professor Umberto Veronesi. Il giornalista spiega che nella puntata non sono stati proposti solo alcuni spezzoni per rendere «il materiale televisivamente più efficace» rispetto alla performance che aveva invece a suo giudizio punti morti.

Sull’accaduto il presidente Petruccioli ha usato parole infuocate: “Il danno, l’umiliazione e la vergogna che vengono al Servizio Pubblico da questi episodi, sono incalcolabili; per la mia funzione, e personalmente, ne faccio ammenda e prendo impegno, nell’ambito delle mie responsabilità, a fare tutto il possibile per impedire che qualcosa del genere possa ripetersi”.

Santoro da parte sua ha replicato: “La Rai appartiene al pubblico e non ai partiti e la libertà d’espressione è tutelata dalla Costituzione Repubblicana”. In più, ha definito Grillo un soggetto politico e dunque pienamente responsabile di quanto dice, esattamente come tutti gli altri leader. Il giornalista insomma non ha nulla da rimproverarsi: “Ho fatto il mio dovere”, “nell’esclusivo interesse del pubblico”.

“I giornalisti che ancora danno dignità a questo Paese con la loro voce vanno protetti dagli sciacalli di regime, dai killer della parola. Nessuno tocchi il soldato Travaglio e chi rischia la sua vita per noi per amore di verità”, ha dichiarato Beppe Grillo, che non è direttamente intervenuto nelle polemiche sollevate da Annozero. Il comico ha preso spunto da una lettera di Sonia Alfano, figlia di Beppe Alfano, ucciso dalla mafia nel 1993.

Per Antonio Di Pietro la decisione del presidente Rai di richiamare Santoro è “sconcertante. Un richiamo era necessario, ma per Sgarbi che ha insultato senza ragione e continuamente le persone presenti, che non hanno reagito, e ha dichiarato il falso sui contributi al Giornale e sul licenziamento di Enzo Biagi’’. A suo avviso Petruccioli  “non ha ritenuto di dover sottolineare la denuncia di Grillo sulla illegittimità di Rete4 sancita dalla corte di Giustizia Europea, che costerà ai contribuenti italiani più di 300 milioni di euro. Questa si chiama censura’’.

Per chi non avesse visto la puntata può rimediare sotto:

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Ma non sarebbe regime se finisse qui. Il mirino si sposta su Marco Travaglio, accuato di aver infangato il nuovo Presidente del Senato Schifani, durante la trasmissione Che tempo che fa giorno 10/05/2008

Il giornalista ha citato un brano del suo libro in cui si fa riferimento ai rapporti tra il neopresidente ed alcune persone condannate per mafia.

Immediata la polemica, con il Pdl sulle barricate e viale Mazzini costretto a correre ai ripari. Già sabato sera il direttore di Raitre Paolo Ruffini si era dissociato stigmatizzando il comportamento del giornalista. Ieri è toccato al direttore generale Claudio Cappon prendere le distanze con una nota ufficiale letta in diretta da Fabio Fazio poco prima di cominciare la puntata domenicale di Che tempo che fa.

Una nota in cui Cappon si è dissociato a nome dell’azienda e ha definito il comportamento di Travaglio «inaccettabile in qualsiasi programma del Servizio Pubblico» anche perché «mette in campo critiche, insulti e affermazioni diffamanti senza alcuna possibilità di contraddittorio». Il direttore generale avrebbe già preso contatti con le strutture aziendali per valutare le iniziative da prendere. Anche Fazio che sabato sera aveva sottolineato di non condividere le parole di Travaglio si è scusato pubblicamente con Schifani.

Tutto il mondo politico è schierato contro il giornalista Travaglio ad esclusione di Antonio Di Pietro: «Oggi Marco Travaglio ha ricevuto delle durissime critiche, sia dalla maggioranza che da quella che dovrebbe essere l’opposizione, per aver citato dei fatti su Renato Schifani, presidente del Senato. Esprimo solidarietà a Marco Travaglio perché ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti. Episodi che non possono essere cambiati o taciuti solo perché, da un giorno all’altro, una persona diventa presidente del Senato oppure, e solo per questo, cancellare con un colpo di spugna la sua storia ed il suo passato. Un giornalista che racconta, citando episodi specifici, non ha bisogno di alcun contraddittorio. Questo, semmai, deve essere fatto dai politici quando si confrontano tra di loro. Il cronista racconta come sono andati i fatti e paradossalmente vorrebbe dire che ogni qualvolta egli scrive o riporta la cronaca di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore.»

Qui potete trovare il brano letto da Travaglio: link

Per chi non avesse visto la puntata può rimediare sotto:

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In conclusione vorrei dire alcune cose. Tutto quello che ho letto o sentito fino ad ora su Travaglio e Santoro, non è altro che un palese tentativo di screditare il loro operato. Questo mio pensiero non è frutto di simpatia o stima nei loro confronti ma di un attento esame degli articoli che li attaccano. In questi non è mai menzionata la frase offensiva, non si verifica mai se quanto detto corrisponde al vero, si invoca il contraddittorio, sia quando c’è (vedi Sgarbi ad Annozero), sia quando non serve (vedi Travaglio che parla del suo libro a Che tempo che fa). Inoltre non si riesce a capire perché si scusino e si flagellino i dirigenti RAI, entrambe le trasmissioni hanno avuto un ascolto superiore alla media, il pubblico ha molto gradito la trasmissione (il sito di Annozero è stato uno dei più visitati e commentati) ed è questo quello che conta. Entrambi i giornalisti hanno parlato di cose che già erano accadute (V-DAY e pubblicazione del libro) ma su cui gli organi di stampa avevano eclissato. Ormai si è instaurata questa tattica di censura: se una informazione scomoda viene detta in una piazza con 40.000 persone è meglio non parlarne e far scemare la cosa; se la stessa viene diffusa in televisione, e quindi recepita da milioni di italiani, allora occorre attaccare e martellare il giornalista per screditarlo, se possibile cacciarlo, ma cosa più importante, per distogliere l’attenzione dalla notizia.

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Il programma del PD e della Finocchiaro

Autore: Marco Travaglio (l’Espresso – 29-2-08)

Andò e tornò

La scelta di far scrivere a Salvo Andò, ex ministro craxiano, il programma di Anna Finocchiaro per le elezioni in Sicilia fa storcere il naso a molti elettori: ecco perché

Già la decisione del Pd di preferire Anna Finocchiaro a Rita Borsellino come candidata a governatore di Sicilia, senza passare per le primarie (vinte dalla Borsellino nel 2006), ha causato qualche maldipancia tra gli elettori. Ma i dolori di stomaco sono decisamente aumentati quando s’è appreso dalla stessa Finocchiaro, intervistata da ‘Repubblica Tv’, che il suo programma lo sta scrivendo un trust di cervelli guidato da Salvo Andò. Alcuni spettatori di buona memoria hanno protestato on line. E la Finocchiaro è sbottata: “Andò è una persona di grande livello culturale, un cultore di diritto pubblico. Non capisco.”.

Aiutiamola a capire: Salvo Andò, classe 1945, ex deputato e ministro craxiano, già docente nel prestigioso ateneo di Malta, ora rettore dell’università Kore di Enna e dirigente dello Sdi, è un personaggio – per così dire – controverso. Nel 1993 la Dda di Catania chiede l’autorizzazione a procedere contro di lui per voto di scambio con Cosa Nostra: i collaboratori di giustizia che hanno appena fatto arrestare il loro capo Nitto Santapaola raccontano come il boss latitante incontrasse Andò e lo appoggiasse alle elezioni. Claudio Samperi, che faceva campagna per Andò ricevendone buoni benzina e denaro contante, spiega che l’onorevole ricambiava con “favori nei processi”. Giuseppe Puglisi, braccio destro di Santapaola, conferma. In uno degli ultimi covi della latitanza del boss la polizia trova un cartoncino intestato ‘Camera dei Deputati’ con una scritta a penna: “Cari saluti, Salvo Andò”.

Già nel 1985 un membro dell’assemblea nazionale del Psi, Enrico Salluzzo, scrisse a Craxi che un fedelissimo di Andò, Andrea Finocchiaro, “trait d’union per fini elettorali con la malavita organizzata, influenza decine di migliaia di voti e ha tesserato interi clan mafiosi”. Finocchiaro verrà ucciso dalla mafia pochi giorni dopo aver inaugurato, insieme ad Andò, una sezione del Psi nel quartiere San Cristoforo. Claudio Fava racconta tutto in un libro: Andò lo querela e vince in primo grado, ma perde in appello: “Il fatto non è reato”. Andò viene poi assolto dal voto di scambio. Ma è rinviato a giudizio per le tangenti sul centro fieristico di Viale Africa (appalto da 173 miliardi di lire), pagate e confessate da uno dei ‘cavalieri dell’Apocalisse’: Francesco Finocchiaro.

E, il 23 luglio ’93, viene arrestato per le mazzette sulla ristorazione nell’ospedale di Catania. L’accusa, poi derubricata in finanziamento illecito, cade in prescrizione. Per Viale Africa invece Andò viene condannato in primo grado a 5 anni e 6 mesi e in appello a 4 anni; poi la Cassazione annulla con rinvio e nel secondo appello scatta la prescrizione, grazie alle attenuanti generiche. Il ‘cultore del diritto’ sa che chi vuol essere assolto nel merito può rinunciare alla prescrizione. Ma se ne guarda bene.

Nel 2004 la Cassazione conferma che il tempo è scaduto, ma mette nero su bianco che i fatti sono veri e gli imputati i soldi li hanno presi. Forse è per questo che Andò s’è tenuto stretta la prescrizione. Salvo di nome e di fatto. Ora che scrive il programma della Finocchiaro, c’è da giurare che si batterà come un leone per irrobustire la giustizia siciliana e ridurre finalmente i tempi intollerabili dei processi. Tanto lui non ne ha più.

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