Posts Tagged ‘Nucleare’

Un po’ di notizie sul NUCLEARE!!!!!

Da quello che ho potuto leggere, produrre energia elettrica attraverso le centrali nucleari costa tantissimo sul piano economico, ambientale e di qualità della vita.

Partiamo dalla materia prima l’uranio che durante il processo di estrazione emette radon, un gas radioattivo, oltre ad altri prodotti di decadimento altrettanto radioattivi. L’estrazione mineraria di uranio presenta ulteriori pericoli che si sommano a quelli già esistenti nell’attività del minatore. Le miniere di uranio che ovviamente non siano “a cielo aperto” richiedono adeguati sistemi di ventilazione per disperdere il radon. Durante gli anni cinquanta molti dei minatori statunitensi impiegati nelle miniere di uranio svilupparono forme di cancro al polmone.

Una centrale nucleare di ultima generazione costa quattro miliardi di euro e la vita operativa è in genere intorno ai 25-30 anni. Al termine di questo periodo l’impianto va smantellato, il terreno bonificato e le scorie stoccate adeguatamente. Questi aspetti, in parte comuni ad esempio alle miniere ed agli impianti chimici, assumono particolare rilevanza tecnica ed economica per le centrali nucleari, riducendo il vantaggio dovuto al basso costo specifico del combustibile.

Il costo di smantellamento (vedi articolo 2 a seguire) viene oggi ridotto prevedendo un lungo periodo di chiusura della centrale, che permette di lasciar decadere naturalmente le scorie radioattive poco durevoli, costituite dalle parti di edificio sottoposte a bombardamento neutronico. Lo smantellamento di una centrale richiede tempi estremamente lunghi e diverse volte superiori al tempo di costruzione e di funzionamento. Ad esempio l’Autorità inglese per il decommissioning ritiene che per il reattore di Calder Hall a Sellafield in Gran Bretagna, chiuso nel 2003, i lavori potranno terminare all’incirca nel 2115, cioè circa 160 anni dall’inaugurazione, avvenuta negli anni ’50. Naturalmente deve anche essere trovato un sito atto ad accogliere le scorie ed i materiali provenienti dallo smantellamento.

Per quanto riguarda il rendimento termodinamico, va evidenziato che le centrali nucleari hanno una efficienza di conversione del calore in energia elettrica piuttosto bassa. Infatti solo una parte variabile dal 30% al 35% della potenza termica sviluppata dai reattori è convertita in elettricità, per cui una centrale da 1000 MW elettrici (MWe) ha in genere una produzione di calore di 3000-3500 MW termici (MWt); a titolo di confrono una centrale a ciclo combinato a metano ha rendimenti che raggiungono il 60%. La conseguenza di ciò è la necessità di dissipare enormi quantità di calore in atmosfera, in fiumi o in mare, con un fabbisogno di acqua di raffreddamento veramente molto cospicuo e che può determinare la necessità di ridurre la produzione di energia in caso di siccità. Ad esempio in Francia il raffreddamento delle centrali elettriche nel 2006 ha assorbito 19.1 miliardi di mc d’acqua dolce, cioè il 57% dei prelievi totali d’acqua del paese; una parte di quest’acqua viene restituita ai fiumi (anche se surriscaldata ed inquinata da anticorrosivi ed additivi vari), mentre la quota consumata (cioè utilizzata in torri evaporative ed emesso in atmosfera, con conseguente aumento dell’effetto serra) rappresenta il 22% (1.3 miliardi di mc) di tutta l’acqua consumata in Francia.

Infine ci sono le scorie il problema più critico per l’industria nucleare. Il procedimento di fissione nucleare (come peraltro quello di fusione, seppur in maniera molto inferiore) produce materiali residui ad elevata radioattività che rimangono estremamente pericolosi per periodi lunghissimi (fino a tempi dell’ordine del milione di anni). Si tratta di vari elementi radioattivi leggeri (i prodotti di fissione) e di combustibile esaurito (uranio, plutonio ed altri radioelementi attinoidi pesanti) che vengono estratti dal reattore. Questo materiale, emettendo delle radiazioni penetranti, è molto radiotossico e richiede dunque severe precauzioni nel trattamento e nello smaltimento. Ad oggi applicazioni pratiche di soluzioni realmente definitive non sono ancora state realizzate e collaudate dal tempo.

Detto questo vi invito a leggere gli articoli seguenti che trattano dei possibili luoghi dove vorrebbero costruire le centrali nucleari in Italia (articolo 1), dei costi di smantellamento delle vecchie centrali nucleari italiane (articolo 2), degli incidenti che molto spesso accadono in queste centrali “sicurissime” di ultima generazione (articolo 3), della promessa di indipendenza energetica fra 20 anni grazie alle centrali nucleari, anche se nel frattempo non si pensa a cosa fare (articolo 4), di come siano attualmente in Italia gestite le centrali nucleari dismesse, le scorie e i depositi (articolo 5)

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Nucleare: no di 20 paesi all’accordo Usa-India, meeting a Vienna

Una “piccola buona notizia”: così il New York Times ha commentato il rifiuto da parte di una ventina di governi di appoggiare la decisione dell’amministrazione Bush di esonerare l’India dalle norme globali disciplinanti il commercio di materiale nucleare. “Per 30 anni, da quando l’India ha usato il suo programma nucleare civile per produrre la sua prima bomba, è stato in atto il divieto internazionale di vendere tecnologie nucleari all’India. Ma tre anni fa, il presidente Bush ha deciso, e senza porre troppe condizioni, di rompere quel divieto e vendere all’India reattori e combustibile” – scrive il New York Times. “Ma per diventare operativa, la decisione del governo Bush necessita dell’approvazione del Nuclear Suppliers Group (NSG), l’organizzazione di 45 stati che definisce le regole per il commercio di materiale nucleare”. E all’incontro del 22 agosto – spiega New York Times – una ventina di governi hanno rinviato quella approvazione sollevando serie obiezioni e ponendo chiare condizioni. “Ci auguriamo che questo gruppo – guidato da Nuova Zelanda, Irlanda, Austria, Norvegia, Olanda e Svizzera – mantenga ferma la propria posizione anche al prossimo meeting del Nuclear Suppliers Group che è previsto questa settimana” (da domani 4 settembre – ndr) – sottolinea il New York Times. 

Nei giorni scorsi, si è aggiunta anche l’opposizione della Cinache attraverso il People’s Daily, il quotidiano ufficiale governo cinese, ha definito l’accordo proposto dagli Stati Uniti “un colpo mortale al regime di non-proliferazione”. Il commento cinese ha mandato in furia il governo indiano, ma rappresenta un ulteriore e importante segnale contrario all’accordo tra Washington e New Delhi, considerato la Cina non era tra i 20 governi che avevano finora espresso opposizione. “Un’opposizione che se resisterà alle pressioni del governo Bush, che non mancheranno di farsi sentire al meeting del NSG previsto per domani a Vienna, potrebbe far slittare tutta la faccenda alla prossima amministrazione Usa” - commenta Lisa Clark che, per la Rete italiana Disarmo, da tempo segue con attenzione la vicenda. Il 26 settembre, infatti, il Congresso americano ufficialmente si scioglie in vista delle elezioni di novembre. 

Il rifiuto dell’approvazione dell’accordo è fortemente sostenuto anche dalle campagne internazionali per il controllo degli armamenti tra cui ‘Arms Control‘ che in una lettera firmata da oltre 150 esperti e Ong di 24 Paesi inviata ai ministri degli Esteri degli stati membri del Nuclear Suppliers Group (NSG) hanno chiesto che venga rigettata la proposta del governo Usa. “A differenza di altre 178 nazioni, l’India non ha aderito al Trattato per la messa al bando delle sperimentazioni (CTBT) ed è uno dei soli tre Stati che non abbia mai firmato il Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP) e continua a produrre materiale fissile e ad incrementare il suo arsenale nucleare” – evidenzia la lettera. “Nonostante tutto ciò, questo accordo proposto dagli Stati Uniti offrirebbe all’India diritti e privilegi negli scambi di tecnologia nucleare civile che, ad oggi, sono concessi esclusivamente a quegli stati che rispettano tutti gli obblighi derivanti dal TNP” – affermano le Ong. Tra gli esperti che hanno firmano la lettera vi è l’Ambasciatore Jayantha Dhanapala, già Sottosegretario Generale Onu per il Disarmo e Presidente della Conferenzione di Revisione ed Estensione del Trattato di Non Proliferazione del 1995. Altre personalità che hanno sottoscritto l’appello sono i Sindaci di Hiroshima e Nagasaki, ex Ambasciatori statunitensi, canadesi ed australiani, e l’ex funzionario del Governo Usa responsabile dei negoziati per il commercio nucleare civile. 

A seguito dell’incontro del Nuclear Suppliers Group del 21-22 agosto scorsi a Vienna – in cui come detto una ventina di stati non hanno ceduto alle pressioni degli Usa e hanno presentatooltre cinquanta emendamenti restrittivi all’accordo - le campagne internazionali hanno inviato una seconda lettera nella quale sottolineano positivamente che “vari Paesi abbiano proposto restrizioni e condizioni tali da evitare il rischio che i materiali nucleari disciplinati da questo accordo possano essere utilizzati dall’India per incrementare il proprio arsenale atomico” e chiedono quindi a tutti gli Stati di seguire questo esempio di “buon senso”. Ribadiscono quindi quanto affermato dal New York Times, secondo cui “stati quali l’Iran e la Corea del Nord sono in attesa di poter reclamare per sé i vantaggi delle esenzioni concesse all’India; e il Pakistan, con il suo governo instabile ed i suoi rifugi per i Taliban, sta già scaldando i motori del suo sistema nucleare militare per tallonare da vicino la sua rivale nella regione”. 

La Rete Italiana Disarmo da tempo ha preso posizione sull’accordo di cooperazione per il nucleare civile tra Stati Uniti e India e in un documento (riportato in allegato a fondo pagina) chiede al Governo italiano di “affermare in ogni consesso internazionale (AIEA, NSG) che una decisione sull’Accordo Usa-India spetta all’assemblea del Trattato di Non Proliferazione e non al Nuclear Suppliers Group” e di “svolgere un ruolo internazionale propositivo e di leadership, cogliendo l’occasione della discussione internazionale sull’Accordo, per chiedere che l’India inizi un percorso verso l’NPT – rinunciando alla produzione di materiali fissili, aderendo al CTBT (Comprehensive Test Ban Treaty), sottoponendo tutte le sue strutture nucleari alle condizioni di garanzia dell’AIEA, smantellando le sue armi nucleari, per potervi accedere nell’unica forma prevista dal Trattato, e cioè come Stato non dotato di armi nucleari”. 

Giorgio Beretta

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