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Tranquilli! E’ in buone mani.

Don Verzè

Don Verzè

Non abbiamo ragione di stare in apprensione. A chi temeva che al “miracolato” abbisognassero le amorevoli cure e le visite per il corpo e per l’anima, possiamo tranquillizzarlo confermandogli che a confortare il Presidente del Consiglio Berlusconi è andato anche il fondatore del San Raffaele, don Luigi Verzè, amico di vecchia data (e tra poco vedremo perché). Il prete – spretato  (don Luigi Verzè è stato interdetto dalla Curia milanese il 26 agosto 1964 con “la proibizione di esercitare il Sacro ministero”) gli vuole “un gran bene perché è un uomo capace di amare così come io non voglio che altro che amare”. Il Presidente del Consiglio, di rimando lo rincuorava affermando “Io voglio bene a tutti, voglio il bene di tutti, non capisco perché mi odino a questo punto». Tiriamo un respiro di sollievo: nonostante Berlusconi si senta “umiliato, non tanto dal fatto traumatico ma da quello che esso rappresenta: l’odio”, non ha perso i sentimenti cristiani. E del resto tra le virtù di Berlusconi, oltre alla specchiata cristianità e fede nel Signore, c’è senz’altro anche l’imperitura gratitudine verso i sodali e i compari. Siamo certi che, come nel passato, così in futuro non mancherà di far dono della personale gratitudine a don Verzè.

Le fortune di Don Verzè, definito da Panorama (nel numero del 14 maggio 1989) “prete-manager” e descritto come “un prete atipico che viaggia su auto di lusso, che non veste abitualmente la tonaca e nemmeno il clergyman, che si attornia di segretarie tanto efficenti quanto di gradevole aspetto”; si legano a quelle dell’appaltatore Silvio Berlusconi al tempo della speculazione edilizia che portò alla nascita di Milano 2 e alla costruzione della clinica geriatrica privata Ospedale San Raffaele nei terreni concessi dal comune di Segrate. Parliamo di “speculazione edilizia, in cui dentro ci sono tutti, la Regione, i democristiani e anche i socialisti” perché così la definì nell’agosto del 1973 Tiziana Maiolo. Ma al tempo in cui lanciava queste accuse la Maiolo indossava il tailleur comunista, di gran moda allora, e grosso modo lo mantenne finché non trovò lenimento al furore attivistico che la pervadeva mettendosi, vent’anni dopo, al servizio dello “speculatore” Berlusconi.

Ma torniamo ai nostri Verzè e Berlusconi, il cui connubio nasce al tempo in cui Berlusconi, attraverso la “sua” Edilnord sas appaltava la costruzione di Milano 2 e della nascente clinica San Raffaele. La zona di Segrate dove sorse la città satellite, al tempo, siamo alla fine degli anni sessanta, rientrava nei piani di volo degli aerei che decollavano e atterravano a Linate. Quindi a tutto era idonea tranne che ad edilizia residenziale e a clinica di cura e degenza per ammalati. Ma la presenza della clinica era estremamente comoda a Berlusconi per qualificare l’area in costruzione e per usarla, assieme ai buoni uffici di don Verzè  nelle segreterie romane della DC, come grimaldello per ottenere lo spostamento delle rotte aeree, a danno chiaramente di altre aree, precedentemente edificate ma che avevano il torto di non esser sorte “dalle sue mani”. Come è logico immaginare, nonostante un decennio di cause varie in tribunale ( e qualche condanna per istigazione alla corruzione ed edilizia abusiva e senza licenza comminata al prete spretato) alla fine la spuntarono i due sodali e solo con le inchieste giudiziarie di “Mani Pulite” qualche condanna ai corrotti è alla fine arrivata. Quanto ai corruttori… furono… miracolati.

Giuseppe D’Urso, insegnante molto precario, da Catania

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