Posts Tagged ‘Catania’

Il Comune di Catania non poteva vendere gli immobili

COMUNE CATANIA: CHIUSA ISTRUTTORIA SU BUCO DI BILANCIO

(AGI) – Catania, 17 gen. – Bilanci 2004 e 2005 truccati per occultare il disavanzo ed evitare cosi’, oltre al dissesto finanziario, la decadenza e l’incompatibilita’ degli amministratori del Comune di Catania. In sintesi esono queste le conclusioni dei magistrati della Dda etnea che da anni indagano sul buco nelle casse al Comune, recentemente ripianato dal governo Berlusconi con un finanziamento di 140 milioni di euro prelevati dai fondi Fas. I Pm hanno chiuso l’istruttoria e tra venti giorni decideranno se chiedere il rinvio a giudizio.

Inizialmente una quarantina, le persone indagate a vario titolo per abuso d’ufficio in concorso e falso ideologico sono ora 19.
Tra queste l’ex sindaco Umberto Scapagnini, i responsabili del servizio ragioneria Francesco Bruno e Vincenzo Castorina, i tre assessori al Bilancio che si sono susseguiti nel tempo (Francesco Caruso, Nino D’Asero e Gaetano Tafuri) e alcuni componenti di due giunte municipali guidate da Scapagnini: Giuseppe Arena, Orazio D’Antoni, Mario De Felice, Filippo Drago, Stefania Gulino, Santo Ligresti, Giuseppe Maimone, Mimmo Rotella, Salvatore Santamaria, Giuseppe Siciliano, Nino Strano, Giovanni Vasta e Giuseppe Zappala’.
In particolare, secondo i magistrati, per il 2004 sarebbe stato coperto il disavanzo di 40 milioni di euro indicando vendite di immobili che non potevano avvenire. Stesso discorso e stesso disavanzo per il rendiconto 2005. Nell’inchiesta dunque entra anche “Catania Risorse” la societa’ creata dal Comune per dismettere immobili e fare cassa. Tra i beni, risultati invendibili, l’ex convento di Santa Nicolella, l’ex istituto Sacro Cuore, l’ex esattoria comunale, gli ex monasteri di Sant’Agata, San Placido e Sant’Agostino, l’ex caserma Malerba, Villa Fazio.

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Catania, strage nell’aula dei veleni

fonte: La Repubblica
La procura indaga, per il 19 dicembre è fissato l’incidente probatorio
Ma la città, e i suoi poteri forti, tacciono. Silenzio anche dal preside di facoltà

CATANIA – L’ultima è stata una ragazza di 24 anni, della provincia di Ragusa. Quando ha letto sul giornale di quante persone avesse inghiottito quel laboratorio di Farmacia, adesso chiuso su disposizione della magistratura, sua madre ha preso il coraggio a due mani e ha chiamato l’avvocato Santi Terranova. “Anche mia figlia ha studiato in quel posto, per due anni – ha detto in lacrime – si è ammalata e adesso è morta. Aveva solo 24 anni”.

E così, il già lungo elenco di vittime del laboratorio dei veleni dove per anni studenti, ricercatori, professori, tecnici e personale amministrativo hanno respirato fumi e maneggiato sostanze altamente tossiche, “in valori superiori di decine e anche di centinaia di volte ai limiti fissati per i siti industriali”, come scrivono i pm, si è ulteriormente allungato: le vittime sono diventate 15, gli ammalati oltre venti.

Un numero ancora difficile da definire visto che, oltre alle persone che via via si fanno coraggio e si aggregano a quella sorta di comitato di familiari di vittime del laboratorio di farmacia dell’Università di Catania, che si è radunato attorno all’avvocato Terranova, sono in tanti quelli che negli ultimi giorni hanno telefonato direttamente alla Procura della Repubblica di Catania. E Carla Santocono e Lucio Setola, i due sostituti incaricati della delicata inchiesta dal procuratore Vincenzo D’Agata, si sono ritrovati a parlare con persone ammalate, in stadi più o meno avanzati, che si sono dette disponibili ad aggiungere altri elementi all’inchiesta e a raccontare le loro storie.

Storie del tutto simili a quella di Emanuele Patanè, il 29enne ricercatore che prima di morire per un tumore al polmone ha affidato al suo diario il drammatico racconto di quei suoi anni di lavoro in un ambiente killer e dell’ultimo stadio della sua malattia vissuta nell’assoluta indifferenza di quanti, vertici dell’Università e responsabili della Facoltà, ben sapevano non solo del mancato rispetto delle più elementari norme a tutela della salute ma anche della già lunga lista di vittime e di ammalati. Come dicono gli stessi magistrati negli atti dell’indagine che ha già portato al sequestro del laboratorio, e all’invio di otto avvisi di garanzia per disastro ambientale nel troncone d’inchiesta che presto verrà unificato con quello per omicidio colposo plurimo.

“La cosa che colpisce moltissimo – osservano in Procura – è la giovane età di gran parte delle vittime: quasi tutti ragazzi tra i venti e i trent’anni”. Che in quel laboratorio si specializzavano o affrontavano le loro esperienze di dottorato o di ricerca. Per il 19 dicembre è già stato fissato l’incidente probatorio per stabilire se le falde acquifere e il terreno circostante il laboratorio di Farmacia siano inquinati dai veleni che, come ha già accertato l’inchiesta, venivano smaltiti dai normali scarichi di lavabi e gabinetti. Poi sarà la volta della penosa quanto delicata sfilata dei testimoni, i familiari delle vittime, ma soprattutto gli ammalati, quelli che ancora lottano contro il male che li ha aggrediti in quelle stanze. E proprio per cristallizzare in questo momento le loro dichiarazioni, certamente decisive per l’accertamento delle responsabilità, l’avvocato Terranova ha chiesto alla Procura un secondo incidente probatorio, che consenta di ascoltare immediatamente le persone ammalate nel timore che non tutte potrebbero essere in grado di affrontare un interrogatorio nei tempi lunghi, previsti dal normale iter delle indagini. Quello che colpisce, ancora una volta, a Catania è il silenzio assoluto che avvolge la vicenda. Con le lacrime agli occhi, i familiari delle vittime dicono di essersi decisi a denunciare solo ora perché sempre dissuasi dal mettersi contro i “poteri forti”, gli studenti in queste settimane sballottati da un plesso all’altro dopo il sequestro dell’edificio, esprimono sgomento. Tacciono ancora i vertici della Facoltà a cominciare dal preside Giuseppe Ronsisvalle. Parla, ieri, per la prima volta il presidente della Regione Raffaele Lombardo che, a Catania per fare il punto sullo stato della sanità siciliana, commenta così la vicenda del laboratorio della morte: “È una vicenda gravissima, che mi ha inquietato ed amareggiato enormemente. Non è che ci vuole la Regione o la polizia che controlli. Ci vuole la coscienza di chi sa e magari chiude un occhio facendo correre un rischio e facendo perdere la vita agli altri, che magari non lo sanno o sono costretti a farlo per ragioni di carriera o addirittura di lavoro e di vita”.

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Io voglio il dissesto finanziario del Comune di Catania

Ciao a tutti, come sapevate o come saprete a breve io sono catanese. Sono un cittadino della città con più debiti in Italia. La classe politica si sta impegnando per far si che non ci sia il dissesto, ma pensandoci su, quando mai la volontà della classe politica catanese è andata verso i bisogni dei catanesi stessi?

Infatti evitare il dissesto serve più alla classe politica ed al sistema clientelistico creato dalla stessa, che ai cittadini catanesi.

I fautori della ”non dichiarazione del dissesto”, hanno una ben precisa motivazione alle spalle: la dichiarazione del dissesto impedisce a tutti (maggioranza sopratutto ma anche opposizione, nella misura in cui anche l’opposizione potrebbe partecipare alla torta da dividere) per cinque anni, di spendere anche un solo euro per motivi che non siano strettamente legati alle necessità amministrative della città (servizi essenziali, servizi sociali, etc.). Vengono così eliminate tutte quelle spese “discrezionali” come consulenze, contributi etc, che servano a gratificare il risultato elettorale.

Fortunatamente, come dichiara il sindaco Stancanelli, il dissesto è stato evitato e quindi si può continuare a richiedere consulenze agli amici e a pagarle lautamente.

Si pubblicano a seguire i due provvedimenti di impegno di spesa relativi ai due direttori generali: quello relativo al Dott. Giacalone del 5/7/07 che prevedeva complessivamente per compenso lordo ed oneri riflessi la somma annuale di € 137.920,00 e quello relativo al nuovo Direttore Generale Dott. Lanza che prevede per tre mesi (1/10/08 – 31/12/08) la somma complessiva di € 66.855,00.

Per scaricare il documento ufficiale dei provvedimenti clicca a seguire: Provvedimento nomina nuovo Direttore Generale del Comune

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Catania muore fra il silenzio generale

Quando si pensa che non potrebbe andare peggio, Catania ti sorprende. La Sicilia il quotidiano catanese tace e continua a leccare il culo ad una classe politica che stupra una città ormai quasi esanime.

Stamattina sul quotidiano La Stampa trovo questo articolo scritto da Alfio Caruso [ link ]

Interessa a qualcuno l’agonia della nona città d’Italia? Catania è lontana, Catania è alle porte dell’Africa, Catania non è più la piccola patria di Verga e di Ettore Majorana, però potrebbe essere per molti comuni l’anticipazione di un prossimo futuro.  

A Catania interi quartieri restano la sera al buio perché il debito del Comune nei confronti dell’Enel è diventato una cifra impagabile. Da settimane le luci sono spente pure a piazza Esposizione, dove sorgono il palazzo di giustizia e il principale albergo cittadino. Forse a causa della mancanza di fondi, i vigili urbani sono quasi spariti dalla vista: di conseguenza i centauri hanno ripreso l’abitudine di guidare senza casco; gli automobilisti, nella caccia ai pochi spazi lasciati liberi dalla società che ha in appalto le strisce blu e le strisce gialle, parcheggiano anche in terza fila; i marciapiedi vengono adibiti a posteggio di ogni veicolo. Al calar delle tenebre la sensazione di abbandono stringe il cuore: le vie dei quartieri più antichi sono occupate dai bracieri e dalle graticole dei venditori di carne di cavallo: trionfa la tradizione millenaria dell’«arrusti e mangia», però il fumo rende l’aria irrespirabile, annebbia la vista e infastidisce gli abitanti dei palazzi prospicienti. I cumuli di spazzatura hanno raggiunto livelli napoletani, ma in assenza di riprese televisive l’emergenza non esiste. Le vecchie e famose strade attorno a piazza Duomo ospitano bivacchi multirazziali nell’indifferenza di quanti dovrebbero preoccuparsene. Usare la bicicletta e a volte persino i motorini rappresenta una sfida al destino: l’asfalto è un susseguirsi di buche e di dossi. L’ex sindaco Scapagnini aveva inventato la macchina tappabuchi, un furgoncino con il bitume da applicare per rattoppi alla buona, che al massimo resistevano quarantott’ore: adesso, oltre all’inventore, è sparita financo l’invenzione. 

Eppure Catania è la città di Lombardo, molto attento a presentarsi come l’uomo forte della Sicilia, oltre che il governatore della regione (nella realtà è il vice del viceré, Cuffaro). Lombardo è stato l’azionista di maggioranza delle due giunte rette da Scapagnini, il peggior sindaco dai tempi di Ulisse e Polifemo, un napoletano furbo e seducente, capace d’irretire persino i catanesi, intimamente convinti di essere gli sperti e malandrini per eccellenza. La sua fortuna politica deriva dall’abilità di alchimista: prima del viagra preparava pozioni magiche per Berlusconi e la sua cerchia di sessantenni in tiro. Così Scapagnini conquistò la stima e la fiducia del Cavaliere impettito. Catania gli si è data con voluttà ricevendo in cambio una tale valanga di annunci e di promesse al cui confronto Mosè che apriva il Mar Rosso sembrava un dilettante allo sbaraglio. Purtroppo i risultati sono stati scarsi assai con l’aggiunta del triste primato della ragazza annegata per strada sotto un acquazzone, quando le vie si trasformano in torrenti impazziti. Malgrado i poteri e le centinaia di milioni di euro riversati dal governo su Scapagnini fra il 2003 e il 2007, le casse comunali sono sprofondate in una voragine di debiti: 700 milioni di euro secondo gli ottimisti, oltre un miliardo secondo i pessimisti. 

Le responsabilità del centrodestra sono dunque enormi, ma quelle del centrosinistra non sono inferiori. L’opposizione è sparita, s’intravede solo in qualche spartizione di seggiolini. Alle elezioni nazionali Veltroni pensò bene di presentare una serie di sconosciuti paracadutati da ogni regione d’Italia; alle elezioni regionali la Finocchiaro è scappata il giorno dopo la più dura batosta di sempre. Non è un caso che alle comunali di giugno Bianco e Fava, campioni del centrosinistra e della sinistra, si siano dovuti accontentare delle briciole. Oltre alla propria insussistenza, i due malcapitati hanno pagato il masochismo degli elettori sublimatosi nella scelta, quale sindaco, di un intimo di Lombardo, l’avvocato Stancanelli, mirabile esempio di eclettismo politico: senatore del Popolo delle Libertà in quota An, è stato imposto al suo stesso partito dal potente principale. 

Stancanelli simboleggia l’espressione più compiuta della micidiale rete tessuta dal malinconico «ammazzapatri» – nomignolo che Lombardo divide con i concittadini di Grammichele – avanti di dedicarsi alle patetiche sparate contro Garibaldi, i Mille, l’Unità d’Italia. Nella prima intervista al quotidiano locale, La Sicilia, Stancanelli ha annunciato che la città è sull’orlo del disastro, ma non ha indicato i colpevoli. Ovviamente si riferiva a Garibaldi, ai Mille, all’Unità d’Italia.

La descrizione fatta della città non si scosta di molto dalla realtà.  Qualche reato non viene menzionato, come le decine di scippi al giorno e gli atti di bullismo e intimidazione da parte di branchi di “ragazzi” nei pressi dei pub.

La via Etnea, la principale strada di Catania, il sabato pomeriggio diventa un importante centro di studio sul degrado della gioventù catanese. Gruppi di ragazzi di appena 12-13 anni urlando insulti e cori contro le forze dell’ordine (in vero stile ultras) sfilano per la via.

Chi vuole lottare per salvare Catania non sa da dove iniziare, perché fino a quando non ci sarà una volontà politica di cambiare le cose, sarà impossibile riuscire a sensibilizzare una città che ormai ha smarrito il senso civico.

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Padroni di casa o strozzini?

L’anno accademico sta per iniziare e la brutta notizia è che gli affitti sono nuovamente aumentati così come il numero di iscritti. Gli alloggi messi a disposizione dall’ERSU sono sempre gli stessi e quindi aumentando la domanda, aumentano anche i prezzi.

Solo che c’è un limite per tutto. Trovo indecente cercare di affittare stanze con mobili che non useresti nemmeno per arredare la cuccia del cane a 200-220 euro.

In questi giorni ne ho visti di tutti i colori e tu?

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