Il Financial Times sulle elzioni in Italia
Se nei giorni scorsi il Financial Times aveva ospitato l’opinione di Wolfgang Munchau che riusciva a leggere note di ottimismo dallo scioglimento delle Camere, il quotidiano finanziario della City ritorna con un altro editoriale sul tema con posizioni più taglienti: la scena politica italiana viene definita “un’opera buffa che lascia poche ragioni per ritenere che il declino italiano venga arrestato” e la tesi ripresa sin dal titolo è che “l’Italia non può permettersi questo nuovo scompiglio politico”.
Le colpe per questa inopportuna crisi di governo vengono equamente divise tra i protagonisti: da una parte la coalizione al governo che “ha continuamente litigato nelle peggiori tradizioni della politica italiana”, dall’altra “l’ancora più fosco spettacolo offerto dalla coalizione di centrodestra dove, quattordici anni dopo essere divenuto per la prima volta presidente del consiglio, Berlusconi continua ad apparire come un uomo la cui unica ragione per essere in politica è proteggere se stesso dai giudici e i suoi interessi nei media dalla concorrenza”.
Il Financial Times si lascia anche andare ad una dichiarazione di voto, la prima di questa campagna elettorale: “è difficile comprendere come gli italiani che riflettono, cioè quelli che si preoccupano delle prospettive del proprio paese più che delle possibilità di evasione fiscale, possano garantirgli un terzo mandato”.
Detto ciò rimane il fatto che secondo FT la sfida tra Berlusconi e Veltroni è “scoraggiante”: “il compito per i due contendenti è conciliare le differenze tra gli alleati ed offrire nuovi, concisi programmi che indirizzino i problemi strutturali dell’economia italiana”. Spesso, fa notare l’editoriale, “i leader politici italiani offrono vaghi manifesti elettorali che elencano i diversi desideri di tutti gli alleati. Questa volta, i due contendenti sono chiamati a presentare all’elettorato promesse concrete e realizzabili”.
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