Il Comune di Catania non poteva vendere gli immobili
COMUNE CATANIA: CHIUSA ISTRUTTORIA SU BUCO DI BILANCIO
Inizialmente una quarantina, le persone indagate a vario titolo per abuso d’ufficio in concorso e falso ideologico sono ora 19.
Tra queste l’ex sindaco Umberto Scapagnini, i responsabili del servizio ragioneria Francesco Bruno e Vincenzo Castorina, i tre assessori al Bilancio che si sono susseguiti nel tempo (Francesco Caruso, Nino D’Asero e Gaetano Tafuri) e alcuni componenti di due giunte municipali guidate da Scapagnini: Giuseppe Arena, Orazio D’Antoni, Mario De Felice, Filippo Drago, Stefania Gulino, Santo Ligresti, Giuseppe Maimone, Mimmo Rotella, Salvatore Santamaria, Giuseppe Siciliano, Nino Strano, Giovanni Vasta e Giuseppe Zappala’.
In particolare, secondo i magistrati, per il 2004 sarebbe stato coperto il disavanzo di 40 milioni di euro indicando vendite di immobili che non potevano avvenire. Stesso discorso e stesso disavanzo per il rendiconto 2005. Nell’inchiesta dunque entra anche “Catania Risorse” la societa’ creata dal Comune per dismettere immobili e fare cassa. Tra i beni, risultati invendibili, l’ex convento di Santa Nicolella, l’ex istituto Sacro Cuore, l’ex esattoria comunale, gli ex monasteri di Sant’Agata, San Placido e Sant’Agostino, l’ex caserma Malerba, Villa Fazio.
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